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ROBUGIN

Il Gamergate è una delle vicende più divise e confuse nella storia dei videogiochi. Nell’agosto 2014 un post personale su una sviluppatrice indipendente si trasforma, nel giro di poche settimane, in un conflitto che coinvolge sviluppatori, giornalisti, creator e intere comunità online. Questo caso prova a raccontarlo senza schierarsi e senza semplificare.

Cosa è successo

All’inizio non c’è un movimento. C’è un lungo post pubblicato da un ex compagno di Zoe Quinn, che viene copiato e rilanciato ovunque. Quando il nome di un giornalista viene associato al caso, insieme all’idea di una copertura favorevole, una sfiducia verso la stampa che già esisteva trova una storia a cui aggrapparsi. Kotaku smentisce che il giornalista abbia mai recensito il gioco di Quinn. Secondo il video, quelle accuse non vengono dimostrate, ma diventano utili.

Mentre in pubblico prende forma una narrazione sull’etica del giornalismo, in alcune chat private si parla di altro: bersagli da colpire e pressioni da esercitare. Quelle chat diventano pubbliche a settembre, grazie ad Ars Technica. Nel video Robugin indica proprio questo scarto come il momento in cui il confine viene superato.

Poi il bersaglio si allarga. Phil Fish, Anita Sarkeesian e altre persone esposte diventano simboli. Arrivano minacce concrete e, nell’ottobre 2014, un incontro di Sarkeesian in un’università dello Utah viene cancellato. A quel punto non si parla più di opinioni, ma di conseguenze reali.

Da polemica a frattura

Diverse testate rispondono con articoli molto duri sull’identità del gamer. Il messaggio viene percepito come un attacco a un’intera comunità e salda le posizioni. A settembre la storia esce dal mondo dei videogiochi e viene ripresa da testate politiche che la usano come esempio di scontro culturale. Da lì ogni fatto viene letto come conferma di una tesi già scelta.

Perché conta oggi

Per Robugin il Gamergate non è stato un’anomalia, ma un anticipo. Molte dinamiche viste allora sono oggi normali: la sfiducia verso i media tradizionali, la ricerca di creator percepiti come più autentici, la facilità con cui una persona diventa simbolo e poi bersaglio. Il video sostiene che alcune domande iniziali, come il rapporto tra stampa e industria, erano legittime, ma il modo in cui sono state poste le ha rese impraticabili per anni.

Per la ricostruzione completa, guarda il video.

Cronologia

  1. Un ex compagno della sviluppatrice Zoe Quinn pubblica un lungo post personale, che viene rilanciato e decontestualizzato su più piattaforme.
  2. In chat private su 4chan e IRC, i cui registri vengono pubblicati a settembre da Ars Technica, un piccolo gruppo parla di bersagli da colpire e non di etica: secondo il video qui il confine viene superato.
  3. Kotaku risponde alle accuse: il suo giornalista non ha mai recensito il gioco di Quinn. La smentita non ferma la polemica.
  4. Il sito e l'account Twitter di Polytron, lo studio di Phil Fish, vengono violati. Fish annuncia di voler vendere lo studio e il gioco Fez e chiude il suo account.
  5. L'attore Adam Baldwin usa per primo l'etichetta Gamergate, subito adottata da chi organizza la campagna.
  6. Escono diversi articoli molto duri sull'identità del gamer, tra cui quello di Leigh Alexander su Gamasutra, percepiti da molti come un attacco a tutta la comunità.
  7. La vicenda viene rilanciata da testate che parlano a un pubblico politico più ampio, come Breitbart, e diventa uno scontro ideologico.
  8. Anita Sarkeesian annulla un incontro alla Utah State University dopo una minaccia di strage arrivata per email, perché la polizia del campus non poteva impedire l'ingresso di persone armate.

Cosa sappiamo e cosa no

Cosa sappiamo

  • La vicenda nasce nell'agosto 2014 da un post personale su Zoe Quinn, non da un'inchiesta giornalistica (Britannica, Wikipedia).
  • Kotaku ha smentito che il suo giornalista avesse recensito il gioco di Quinn o scambiato articoli favorevoli per un rapporto personale (Kotaku, Nieman Reports).
  • I registri delle chat pubblicati da Ars Technica mostrano un piccolo gruppo che organizzava la campagna presentando gli attacchi come un dibattito sull'etica.
  • Le minacce contro Anita Sarkeesian hanno portato alla cancellazione del suo incontro alla Utah State University nell'ottobre 2014 (New York Times).
  • Alcune testate hanno cambiato le proprie regole sulla trasparenza, per esempio Kotaku ha vietato ai suoi giornalisti di finanziare le raccolte fondi di giochi indipendenti (Nieman Reports), senza che questo cambiasse il corso della polemica.

Cosa non sappiamo

  • Quante delle persone coinvolte credessero davvero in una battaglia sull'etica e quante usassero quella bandiera per colpire singoli individui.
  • Se il rapporto tra stampa videoludica e pubblico possa tornare quello di prima del 2014.

Domande frequenti

Cos'è stato il Gamergate?

È una vicenda esplosa nell'agosto 2014 attorno alla sviluppatrice indipendente Zoe Quinn. Presentata come una battaglia sull'etica del giornalismo videoludico, si è trasformata in una campagna di molestie e minacce contro sviluppatrici, critiche e giornalisti, come hanno ricostruito tra gli altri New York Times e Washington Post.

Le accuse contro Zoe Quinn e la stampa erano vere?

No, non sono mai state dimostrate. Il 20 agosto 2014 Kotaku ha spiegato che il suo giornalista non aveva mai recensito il gioco di Quinn e che il loro rapporto era iniziato dopo l'unico articolo in cui la citava. Secondo il video, le accuse sono diventate comunque utili per incanalare una sfiducia verso la stampa che esisteva già da tempo.

Perché il Gamergate conta ancora oggi?

Nel video Robugin lo descrive come un anticipo di dinamiche oggi normali: sfiducia verso i media tradizionali, fuga verso i creator, ogni critica letta come attacco ideologico e persone trasformate in simboli e poi in bersagli.

Fonti

  1. [1]Feminist Critics of Video Games Facing Threats in GamerGate Campaignnytimes.com
  2. [2]The only guide to Gamergate you will ever need to readwashingtonpost.com
  3. [3]Chat logs show how 4chan users created #GamerGate controversyarstechnica.com
  4. [4]Kotaku, la risposta di Stephen Totilo sulle accuse al giornalista Nathan Grayson (20 agosto 2014)kotaku.com
  5. [5]Fez developer Polytron hacked in ongoing game developer harassment effortpolygon.com
  6. [6]Gamers don't have to be your audience. Gamers are over.gamedeveloper.com
  7. [7]#Gamergate Controversy Fuels Debate On Women And Video Gamesnpr.org
  8. [8]What GamerGate Can Teach Journalists About Handling Twitter Stormsniemanreports.org
  9. [9]Gamergate, Encyclopaedia Britannicabritannica.com
  10. [10]Gamergate (harassment campaign), voce di appoggiowikipedia.org

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